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No hope for new warlords

Il brano tratta della rabbia e dell’indignazione verso i nuovi signori della guerra odierni. Inutile farne nomi e cognomi per chi ascolta le news ogni giorno. La situazione è tornata identica a quella che noi abbiamo vissuto negli anni 80 e che speravamo non tornasse più. Il verso centrale del chorus è: “Dio sa che la vittoria non appartiene a nessuno”. Ed è quello che si spera i nuovi signori della guerra riescano a capire prima o poi o, come si può dedurre dal relativo video, finiremo tutti all’estinzione. E’ fin troppo facile fare canzoni aggressive su questo tema ma pensiamo ci sia bisogno di squoterci dal torpore a cui  i media, trattando di questi argomenti, danno assuefazione. E se noi possiamo fare la nostra parte per un risveglio delle coscienze, ben venga! Il singlo verrà pubblicato sulle maggiori piattaforme online il 5 Luglio, mentre l’anteprima del relativo video sul canale YouTube è prevista il giorno precedente.

Don't run away

“È fondamentalmente un blues bianco, rivisitato, corretto e adatto ai tempi. Il testo è diretto ed essenziale, rivolto a un partner a cui viene chiesto con un certo vigore di non abbandonare l’altro. È nato da una riflessione sulla strofa finale di “Don’t leave me now”, la traccia dell’iconico Pink Floyd “The Wall”, uno dei migliori gruppi di riferimento della band. “Condivido quel disincanto con le relazioni e l’amore in generale che solo Waters poteva esprimere nella musica in modo così intenso e drammatico”, è il commento di Massimiliano, “E ho cercato di muovermi sullo stesso terreno che purtroppo, non per mia scelta, è fatalmente congeniale per me. Il resto è stato fatto dalla band che ha rinvigorito il suo suono. Paolo ha fatto un ottimo lavoro sull’intensità e l’energia delle parti vocali che non avevo nemmeno sognato nella demo, la stessa cosa per la batteria di Marco, che è puntuale ma per niente ovvia. Stefano ha anche composto la pausa finale che avevo solo abbozzato e definito melodicamente il ritmico. In breve, penso che sia sato un buon lavoro di squadra per un debutto”. (Massimiliano)

Dreams always die at dawn

E’ stato sicuramente un grande passo verso l’ignoto. Si può amare o odiare questo brano, non ci sono vie di mezzo. Abbiamo cercato di immedesimarci nei sentimenti di un femminicida che riflette una volta che è stato definitivamente incarcerato a causa del suo crimine. La band ha fatto un lavoro meraviglioso. La voce di Paolo è intensa e disperata ma non violenta e scatena tutto il potere del rimorso. Io ho cercato di fare del mio meglio per esprimere la disperazione e il senso di un’enorme perdita con la mia chitarra. Stefano mi ha seguito istintivamente e melodicamente con riempimenti nelle parti appropriate e Marco ha sostenuto la struttura con precisione all’avanguardia. E la ciliegina sulla torta finale è arrivata dal nostro produttore, Renato Innocenti, che ha allestito una squisita parte di sequenziamento per il ritornello. È stato ispirato da tutti i terribili fatti di cronaca che accadono spesso qui in Italia. Questo è il nostro modo di sottolineare che la violenza non è la risposta. Dovrebbe essere il dovere dell’artista. (Massimiliano)

Another night without you

Il nostro terzo singolo proviene da un breve arpeggio che avevo provato ma era tutto li. A seguito di un’ennesima delusione sentimentale tutto ha magicamente, o tragicamente a seconda dei casi, preso forma. Anche se su questo terreno è difficile seguirmi la band lo ha fatto ancora e con grande entusiasmo. Descrivere in musica la malinconia, la rabbia e la tristezza che si prova quando non si può avere accanto a se la persona amata durante le notti che trascorrono amare e vuote, è stato un compito arduo ma anche molto catartico. Giudicate voi se ci siamo riusciti o meno. Questa canzone è per i persi, i depressi e per chi va avanti con i denti. Non è mai stata nostra intenzione essere un gruppo di dandies o di posers, ce ne sono già troppi in giro molto più bravi di noi in questo. Ci troviamo bene, nostro malgrado, dall’altro lato della barricata. Azzarderei a dire che ci siamo dati un compito: far vedere ad altri, ma in definitiva anche a noi stessi, luce dove c’è solo oscurità. I salseri possono occuparsi del resto. (Massimiliano).

Emanuel

Quarto  singolo. Che dire? E’ quasi un luogo comune affermare che ogni rock band ha una figura femminile nel cuore. Tipo l’intensa “Pamela” dei Toto, la struggente “The wind cries Mary” di Jimy Hendrix, la raffinata “Josephine” di Chris Rea, la romantica ‘”Angie” degli Stones e così via. Era possibile fare di meglio? Certamente no, ma questa è la nostra. Racchiudere in una track la più stupefacente anima rock che un membro della band ha conosciuto nei suoi anni verdi era una sfida troppo interessante per non provarci. Il risultato è questo. Volevamo qualcosa di toccante, energico ma non completamente aggressivo. Forse la faccenda era troppo personale per finire su un disco, ma il rock, almeno quello che vogliamo fare noi, deve essere il più possibile vicino all’anima e al cuore, altrimenti meglio fare qualcos’altro.

How Do You Dare To Love Me

Quinto singolo. Alla bese un tradimento. Evidente, doloroso e  lacerante. Ma la reazione è energica e volitiva. Come osi amarmi? Questa è la domanda che si doverbbe porre a chi lo commette. Ma non può esserci una ricetta adatta ad ogni situazione. Il testo e la musica in questo brano sono volutamente contapposti. Disperato e triste l’uno come energica e gioisa l’altra. Volevamo ottenere proprio questo. Una bella e fiera contraddizzione in termini. Perchè, come uno dei nostri miti affermavava a caratteri cubitali trent’anni fa in un tour : “Contradiction is Balance” !

End In Winter

Al sesto singolo dovremmo essere esausti, e invece no. Vi proponiamo una ballad romantica e disperata decisamente outdated come piace a noi. Volevamo qualcosa in stile hard rock anni 90, quelle cose che con strumenti e voce graffiano il cuore e lasciano il segno come la storia che raccontiamo. La fine triste di una storia, l’inverno che ne ricopre le traccie e la speranza che si affievolisce sotto la neve. Saremo anche scontati e nostalgici forse, ma non ne possiamo fare a meno. Non siamo posers e pensiamo che ascoltando il brano si possa avvertire che certe situazioni l’abbiamo vissute non proprio a fior di pelle e non si sa come siamo ancora in grado di raccontarle. Se questo brano ha uno scopo è quello non di affermare lo scontato messaggio che la vita va avanti comunque ma di ribadire che quello che un gigante come Paul MCartney affermava dicendo “…all the broken hearted people living in the word agree…” ha ancora oggi, dopo più di cinquant’anni, un’amarissimo senso. E siamo sicuramente in tanti a comprenderlo. Mal comune mezzo gaudio, in finale. Alla morte del cuore si sopravvive, certo. Ma purtroppo è un po poco.

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